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Il Nostro Eremo

Il Santuario Mariano Diocesano sul Monte Calpazio in Capaccio-Paestum (SA) l’ho scelto perché nella configurazione topografica mi richiamava lo stesso monastero carmelitano: “Stella Maris” e quindi mi permetteva di viverci in rifermento a questa prerogativa. Il 23 marzo 1991, Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Rocco Favale, Vescovo di vallo della Lucania, benediceva il nuovo altare nella restaurata antica Cattedrale, riaprendola al culto e affidandola, per la cura spirituale delle anime, all’eremita P. Domenico M. Fiore dei PP. carmelitani dell’Antica Osservanza della Provincia Napoletana. Attualmente vivo ancora da solo in questo cenobio della Madonna del Granato, ma è mio vivo desiderio che (mercè l’intercessione della B.V. Maria nostra Madre e Sorella) il Signore realizzi una numerosa “fraternità orante”. La finalità di questa mia esperienza è quella di voler testimoniare ai fratelli nella fede (spesso così distratti dal chiasso e dalle tante pseudo-esigenze che il mondo d’oggi offre) la necessità insostituibile dell’assoluto di Dio nella vita di ognuno di noi.

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L’antichissima basilica dedicata alla Madonna del Granato, sorge sul promontorio del Monte Calpazio che sovrasta l’ampia valle del fiume Sele che a sua volta sfocia nel Mar Tirreno, precisamente, nel Golfo di Salerno. Fu costruita dai Pestani oltre la metà del X secolo, dopo la distruzione della loro città di Paestum ad opera dei Saraceni (sec. VIII). Nella nuova Civitas medievale Caputacquis (Capaccio) che venne a costruirsi su questo promontorio del monte Calpazio, il vescovo di Paestum pose la sua nuova sede episcopale ricostruendovi la sua nuova cattedrale. Nei testi antichi (una bolla papale del 967), questo tempio viene indicato con il titolo di “Santa Maria” oppure “Santa Maria Maggiore sul Calpazio”.
“…Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.  Attraverso il profeta Osea, così, con questi accenti di tenerezza, Dio si rivolge ad Israele suo popolo. Nell’allegoria di una donna ricercata appassionatamente ed amata, Dio manifesta il suo intento di predilezione verso un’ anima che ricerca per tutta la vita il suo volto. “Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto, Signore”. Poiché il signore non si fa trovare nel chiasso, ecco spiegato il perché della ricerca di luoghi di silenzio,solitari, eremitici; sono necessari per poter avertire la presenza di Dio e vivere di conseguenza nella sua contemplazione; questo è l’eremo! Dove il Carmelo attinge questo anelito insopprimibile, verso la vita eremitica?
“…Alberto, per grazia di Dio, Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, agli eremiti dimoranti sul monte Carmelo, presso la fonte (di Elia), salute nel Signore…”